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IL PROGETTO
LA DEDICA
La scelta di dedicare il parco minerario alling.
Andrea Bonicelli, è per dare
lustro ad un personaggio che tanto ha fatto per la gente di Scalve.Nato a Vilminore di
Scalve il 5 marzo 1909, l’ing. Andrea Bonicelli compie gli studi nel collegio di
Celana. Si laurea in ingegneria meccanica al Politecnico di Milano nel 1933 ed inizia la
sua carriera professionale presso il Consorzio Minerario Barisella a Schilpario nel 1939,
dove è dirigente sino alla sua morte avvenuta nel 1972.
Svolge lavori di consulenza presso centri minerari in Sardegna e a
Capalbio in Toscana. Negli anni 60 assume anche la direzione delle miniere della Manina
dove alla Ferromin era subentrata la Falck.
Dirige nello stesso periodo anche il centro minerario di Pezzase in
Valtrompia. Imprime allattività estrattiva scalvina un forte incremento, adottando
tecnologie avanzate che renderanno meno duro il lavoro dei suoi minatori.
Considerato e stimato nellambiente di Schilpario, Iing. Andrea Bonicelli riesce a rinviare di un decennio la chiusura delle miniere. Dopo
la sua scomparsa le miniere scalvine vengono chiuse provocando un vuoto occupazionale in
Valle. Alessandro Capitanio Anselmo Agoni Luigi Capitanio Soci fondatori della cooperativa
Ski-Mine.
MOTIVAZIONI
La Val di Scalve, posta nelle Prealpi
Orobie, fu in passato uno dei principali poli minerari per lestrazione di siderite
(carbonato di ferro).
Lattività estrattiva si sviluppò per molti secoli ed ebbe il suo
epilogo nella primavera del 1972; questo anno segnò la fine di unepoca e di una
cultura mineraria.
Oggi, a distanza di 25 anni dalla chiusura delle miniere, queste attività
rischiano di essere dimenticate.
Di conseguenza, consci di appartenere ad una generazione che ha avuto modo
di conoscere la diversità di vita, di economia e di cultura del passato, avvertiamo la
responsabilità e il dovere di trasmettere alle future generazioni, e a chi da forestiero
verrà a osservare la nostra Valle, la memoria di ciò che è stato del passato.
Alle soglie del terzo millennio, siamo consapevoli che nella nostra Valle,
come del resto in tutte le aree montane, è in atto un forte calo demografico.
Ciò determinerà in futuro una graduale perdita delle caratteristiche
identificative e antropiche cui ogni popolazione si appella.
Per questa serie di motivazioni, abbiamo deciso di costituirci in una
piccola cooperativa: la "SKI-MINE" che opererà nei settori Storico - Minerario, Culturale, Turistico e
Didattico.
OBIETTIVI
Recupero
della memoria storica della Valle di Scalve
Incremento del turismo nazionale ed estero
Creazione di posti di lavoro (Accompagnatori - Artigiani - Commercianti)
Supporto didattico alle scuole
Riassetto ambientale delle aree minerarie dismesse
Recupero di Archeologia Industriale
Supporto tecnico culturale del Museo Etnografico di Schilpario
Supporto geologico
Divulgazione mediante pubblicazioni .
RELAZIONE TECNICO-ECONOMICA DEL PROGETTO MINERARIO
LA MINIERA
È la Miniera che occupa un posto rilevante nelleconomia della Valle
di Scalve, in armonia con limportanza dellindustria estrattiva nella storia e
nella vita dei suoi abitanti.
Questo rilievo non deriva solo dalle antichissime origini dello
sfruttamento del sottosuolo, ma dal suo radicamento nelleconomia e nella società
locale, con implicazioni che si ripercuotono sulla cultura della gente di qui (le miniere
di ferro sono state definitivamente abbandonate in anni recenti, mentre è continuato più
a lungo, anche se in modo precario, lo sfruttamento dei giacimenti di barite).
Lelemento più singolare e caratterizzante è costituito dal ciclo
integrale della lavorazione del minerale, alla produzione di utensili o di armi, come
avveniva ai tempi della dominazione veneta, a cui si deve limpulso a questo tipo di
organizzazione dellindustria mineraria scalvina. Anche quando le profonde
trasformazioni tecnologiche e economiche della rivoluzione industriale rendono
impraticabile il ciclo integrale e la produzione di manufatti perde importanza di mercato,
continua però - accanto allestrazione - la produzione della ghisa ottenuta con
il carbone di legna.
Le condizioni di vita e di lavoro dei minatori rimangono pressoché
invariate, almeno fino allavvento della "Società" (la Falck), che
subentra alla fine degli anni trenta ai consorzi di piccoli proprietari e che introduce
tecnologie moderne e cambiamenti decisivi nelle condizioni lavorative.
La fotografia qui
sopra rappresenta una squadra allimboccatura dalla miniera "Meraldino":
attorno al "màister" (caposquadra), si allineano i frerì (minadur è definito
solo laddetto alle mine), i purtì (trasportatori del minerale, per lo più
ragazzi), il manèt, che carica i portatori.
La "stagione" mineraria iniziava a settembre e proseguiva fino a
Pasqua.
Durante lestate si portavano a termine le operazioni di
sminuzzamento del minerale (taisà), di
trasporto per la torrefazione e le lavorazioni successive.
La giornata lavorativa di dieci ore era suddivisa tradizionalmente in
piarde; anche le misurazioni seguono sistemi arcaici tradizionali; il minerale, raccolto
con il "val", viene misurato con il quartèr: tre quartèr fanno una soma (circa
90 chili); i viaggi dei portatori sono conteggiati con sassolini; la scansione del tempo e
dellorario di lavoro è segnata dalla quantità di olio della lampada (1 lum = 1 piarda).
La "lum de Sardegna" sarà poi sostituita dalla lampada a
acetilene.
Lescavazione procedeva con strumenti arcaici, tutti fabbricati in
Valle: la zappa (sapa), il vaglio (val), il piccone (pice roca), il martello
(martel), i vari tipi di ferri (fer, ponte), la mazza (masèta), lapposito strumento
per pulire i fornelli (spasèta), la grande mazza e il ferro per la lavorazione a cobia (a
coppia), di maggiore resa, ma non sempre praticabile nellangustia degli spazi; il
martello per sminuzzare il minerale prima della torrefazione; il gerlo tagliato dei purtì, che trasportavano il minerale lungo le
gallerie allinterno della miniera e il bastone che utilizzavano per poter procedere
in posizione ricurva (è anche un riferimento al lavoro minorile: i purtì erano per lo
più ragazzi). Lintroduzione delle rotaie e dei vagonetti rappresenta una decisiva innovazione
nellorganizzazione del lavoro e consente un più efficiente sistema di trasporto del
minerale.
Gli stralci delle testimonianze non sono solo esplicativi rispetto agli
oggetti: vi affiora la coscienza del lavoro secolare dei nostri vecchi (nella miniera si
rinvengono sempre le tracce di un lavoro precedente, ancora più duro e inumano).
Il minerale veniva portato al fondovalle dagli "strusì"
mediante le slitte (lese) lungo percorsi fissi
(la via di strusì), su pietre profondamente solcate dal passaggio delle lese. I testimoni
indicano un terzo tipo di slitta, " Ol lisì curt" che era usato dai ragazzi di
12-13 anni, nei primi trasporti.
Al corredo degli strusì appartengono anche le racchette da neve (sèrcoi)
e le ghette di canapa (striai). Con lo sfruttamento industriale delle miniere, vengono
installate teleferiche: un
gigantesco impianto trasportava il minerale fino a Cividate Camuno, a segnare anche il superamento della
"autarchia" produttiva (lindustria siderurgica scalvina rimane residuale,
non più in grado di inserirsi nei grandi processi economici).
"Per montare un teleferica del genere ci vogliono due o tre anni
di lavoro, un lavoro lungo e difficile: eravamo anche in novanta a portar su le corde!
Tutte le squadre partivano per portare di là le corde... una corda di 40-45 millimetri,
ne davano otto metri per ciascuno e cerano tronchi lunghi 400-500 metri da
sistemare, secondo la posizione del cavalletto. Un lavoro molto pericoloso, ma per fortuna
non ci sono stati incidenti gravi".
Dallillustrazione del Lombardo veneto
Scritto nel 1856 da Cesare Cantù si legge: "iI
minerale si scava solo nel verno, perché lestate piove continuo dalle fessure della
roccia e laria vè irrespirabile per lacido carbonico sviluppato dalla
decomposizione spontanea del ferro spatico.
Eppure molte miniere stanno a più di mille, e fino a duemila metri
sopra il mare, talché nè difficilissimo laccesso dinverno. Lassù gli
operai vanno al principio di novembre, provvisti di farina, olio, formaggio, riso, sale,
legna da ardere e foraggi per due o tre capre. Stanno due , tre compagnie per capanna o
baita: e la compagnia consta di due uomini e uno o due ragazzi per trasportare il minerale
fino alla bocca della galleria. Colà vivono fino alla primavera, sani e ilari; sol dalle
Trone (miniere) più basse tornano a casa ogni domenica. Lavorano a giornata o a compito
per conto dé proprietari che spesso sono società formatesi secondo la legge veneta del
1488.
I minatori cessato di scavare occupano lestate e lautunno a
torrefare e scegliere il minerale; salvo il tempo di urgenti lavori campestri; ai quali
dan mano. Le gallerie si aprono colla maggior economia, cioè secondando la vena, e via
via stabilendo muri a secco con materiali di scarto lungo i franchi per tener aperta la
strada che perciò è angusta, tortuosa, a saliscendi.
Le rocce anticamente faceansi screpolare col fuoco; ora coi picconi e
colle mine...
RIVALUTAZIONE AMBIENTALE DELL'AREA MINERARIA ABBANDONATA DEL COMPLESSO MINERARIO
DELLA STENTATA PROGETTO DI COSTRUZIONE DEL "MINERARIO
ING. ANDREA BONICELLI" La relazione che segue affronta il
problema del recupero ambientale integrale dell'area mineraria dismessa "Della
Stentata" presso la località Fondi nel Comune di Schilpario. Vengono illustrati gli
aspetti culturali, tecnici ed economici che sono alla base degli interventi minerari e
rileva le correlazioni tra lattività industriale e le modificazioni ambientali e
territoriali indotte. La relazione presenta il progetto "Parco Minerario Ing. Andrea
Bonicelli" che prevede interventi multidisciplinari coordinati, nelle aree delle
varie miniere dismesse. Questi sono mirati alla costituzione di un Centro Polivalente,
idoneo a sviluppare azioni ad ampio spettro su temi territoriali, turistici e culturali.
Un centro in grado di perseverare la cultura mineraria della Valle di Scalve e fornire al
tempo stesso un apporto allindustria turistica ed artigianale, oltre naturalmente a
recuperare le zone abbandonate che sono di notevole interesse archeologico industriale.
PROGETTO DI
FATTIBILITÀ PER IL RECUPERO DELLAREA
DELLA STENTATA
Questo
progetto segue lambizioso traguardo di proporsi allattenzione Regionale e
Nazionale. Esso costituisce , di fatto, il banco di prova di elaborazioni che seguono
nuove concezioni sui modi di operare ripristini o restituzioni allambiente di aree
minerarie dismesse. Il disegno, infatti, supera le tipologie correnti di salvaguardia dei
beni ambientali e culturali che mirano quasi esclusivamente ad obiettivi di natura
estetica e quindi in gran parte sono marginali rispetto ai bisogni primari della società.
In breve i caratteri che lo qualificano sono innovativi poichè tendono a
valorizzare i connotati storici ed ambientali di Schilpario, e della Valle di Scalve
attraverso uniniziativa volta alla conservazione delle peculiarità esistenti, per
consentire una fruizione intelligente e di alto valore sociale.
Lintervento ricade su una delle pochissime aree, ormai non molto
numerose, spettacolare per il paesaggio pressoché incontaminato. Una delle poche oasi,
non ancora interessata dal turismo di massa. Ben lontano dallassedio di
realizzazioni concepite per soddisfare le richieste di massicce ondate di villeggianti
estivi, in gran parte occasionali (multiproprietà, seconde case, villaggi turistici,
residence house, ecc.. .).
In questi ultimi anni gran parte del territorio montano nazionale è stato
depauperato del suo eccezionale patrimonio naturale. Schilpario e la Valle di Scalve
invece conservano ancora riserve di tale eccezionalità da costituire un bene inalienabile
di tutta la comunità.
Il progetto prevede la costituzione di un centro che sviluppi ricerche
storiche sulla Valle anche a livello universitario. Soprattutto per quanto riguarda
leconomia mineraria (minatori, trasportatori, forni di torrefazione, fusori, fucine,
carbonai, ecc.) e ricerche di archeologia industriale finalizzata anche a rivalutare aree
in completo abbandono (centro minerario del Gaffione). In definitiva è stata studiata una
soluzione che al recupero fa seguire azioni che la preservino da turismo indisciplinato ed
incontrollato; allo stesso tempo prevede un flusso in entrata ed uscita di apporti
culturali, tecnici e scientifici che faranno del Centro una struttura dinamica aperta ed
inserita in un contesto regionale e nazionale.
Infine, ma non meno importante, il progetto prevede lindipendenza
economica dellarea recuperata e potrebbe contribuire ad attenuare il problema della
disoccupazione.
PREMESSA
Questo intervento, il "PARCO MINERARIO Ing. ANDREA BONICELLI" è
un mix di attività in grado di mettere a frutto tutto linsieme delle
caratteristiche negative e positive del comprensorio individuato. Unarea allo stesso
tempo degradata e paesaggisticamente altamente spettacolare.
La proposta è variamente classificabile: Centro di ricerca storica, Museo
della Miniera, Parco archeologico - industriale. Di fatto, è il primo intervento organico
rivolto alla valorizzazione e al recupero integrale ambientale delle risorse locali, in un
complesso di attività imprenditoriali in grado di fare della Valle di Scalve un
riferimento nazionale in materia.
FINALITÀ DEL
PROGETTO
E' prevista la realizzazione di un Centro, idoneo a
soddisfare una domanda che travalica gli stessi confini nazionali, che assicuri le
seguenti attività:
- La ricerca scientifica e la sperimentazione finalizzata
allacquisizione di tecniche operative nel campo dellimpatto ambientale
terrestre, nel recupero delle valenze ecologiche, naturalistiche e socio-culturali.
- La definizione di modelli di recupero integrale e di fruizione delle
risorse naturalistiche, con particolare riferimento ai territori minerari abbandonati, con
la finalità ultima di individuare un adeguato strumento di offerta a fronte della
"domanda di ambiente" nel mercato internazionale (nella sola Italia le miniere
abbandonate sono circa 1200).
- Il recupero e la diffusione della cultura mineraria scalvina, ed in
particolare schilpariese.
IL TERRITORIO
Larea interessata dallintervento ha unestensione di
circa 106 ettari ed è situata nel Comune di Schilpario, nel tratto compreso tra la
località "Fondi" ed il "Passo del Vivione". In questo territorio sono
tuttora riconoscibili molti tratti della passata attività mineraria e si riscontrano
alcune eccezionali emergenze paesaggistiche ed archeologo-industriali che meritano
unattenta opera di salvaguardia.
Qui hanno a suo tempo inciso le trasformazioni antropiche introdotte dalla
coltivazione del giacimento minerario che, iniziata alcuni secoli addietro, si è
sviluppata fino a raggiungere alti livelli di produzione conseguentemente alla politica
autarchica del regime fascista e dallimpulso dato dalle successive esigenze
belliche. Continuerà poi a vicende alterne fino ai primi anni 70, anticipando di un
decennio la totale chiusura delle miniere di Schilpario.
Daltra parte se lattività estrattiva ha marcato il territorio
con fenomeni di impatto ambientale che la natura stenta a riassorbire, è pur vero che
essa ci ha lasciato, anche se in stato di estrema precarietà, testimonianze e reperti di
archeologia industriale di notevole interesse storico e socio-culturale, in questo
documentano con efficace drammaticità, una realtà di vita che, sebbene dura a volte
spietata, è stata portatrice di valori ancora vivi nella memoria collettiva della
comunità locale.
Le sopraddette connotazioni, insieme a concrete motivazioni
socio-economiche non meno importanti, costituiscono le premesse per il rilancio di
questarea che, dopo la chiusura delle miniere, era rimasta completamente esclusa da
ogni forma di sviluppo.
Liniziativa proposta non si limita solo ad offrire alla comunità
scalvina un progetto impostato sul recupero e lutilizzazione delle risorse di un
piccolo ambito territoriale in chiave più o meno avanzata, con lo stimolare alcuni
settori economici dinteresse locale al fine esclusivo di creare nuovi posti di
lavoro, ma ha lambizione di promuovere un modello di gestione territoriale a
carattere scientifico ed interdisciplinare, basandolo su una nuova dinamica
imprenditoriale che operi nel campo ambientale con lobiettivo di soddisfare le
esigenze di un mercato di dimensioni internazionali.
La disponibilità della zona prescelta per un intervento del genere esce
vincente dal confronto con tutta una serie di condizionamenti che ne rendono ardua
un utilizzazione disgiunta da implicazioni d' interesse pubblico di una certa
ampiezza. In primo luogo, linsistenza su tutto il territorio di vincoli urbanistici
e di rispetto ambientale che precludono ledificabilità e lalterazione dello
stato dei luoghi, limitando di molto le possibilità di sfruttamento; in secondo luogo,
gli oneri esorbitanti che qualunque impresa con fin i esclusivamente speculativi, dovrebbe
addossarsi, a causa della fatiscenza dei fabbricati, della mancanza dei servizi e di opere
di urbanizzazione, per utilizzare un patrimonio così vasto, inagibile per il pubblico, se
non previo risanamento integrale. Tutti questi fattori, per un certo verso negativi, hanno
di fatto scoraggiato intrusioni speculative, rendendo disponibile ununità
territoriale che, nonostante siano passati circa trentanni dal suo abbandono,
dispone ancora di quasi tutto il suo patrimonio edilizio da recuperare, fatto questo
estremamente favorevole per la fattibilità del progetto.
LE
METODOLOGIE PROGETTUALI
Loccasione di operare il
cambiamento duso di un territorio, che include componenti di notevole rilevanza
ambientale e culturale, ha determinato la necessità di procedere, a monte
dellimpostazione progettuale, ad una verifica critica dei valori che dette emergenze
possono assumere nel contesto socio-economico di un più vasto settore territoriale di
appartenenza. Nel procedere a questa verifica si è ritenuto fondamentale abbandonare la
denominazione di "Giacimento ambientale e culturale", riferito ad una
concentrazione di tali entità su una certa area, in quanto la definizione stessa,
comunemente intesa, implica laccettazione di un concetto di staticità del tutto
anacronistico, perché determina il confinamento dei provvedimenti di salvaguardia
territoriale in un contesto di norme e vincoli specifici atto, nella migliore delle
ipotesi, a congelare le dinamiche evolutivi socio-economiche in una sorta di limbo che
esclude a priori fattori dinamici di interesse collettivo.
Tale definizione genera inoltre un atteggiamento molto diffuso tra coloro
che discettano sullambiente, per i quali, spesso, è meglio non intervenire perché
la natura prima o poi si riappropria di quello che le appartiene ed anche le ferite più
profonde sarebbero riassorbite in termini di tempo accettabili.
Ebbene, questa posizione rinunciataria è molto pericolosa. In primo luogo
perché non autorizza a recuperare integralmente testimonianze storiche estremamente
importanti, cioè quei segni lasciati dalluomo che, insieme agli insediamenti
principali, spesso conservano un notevole ruolo nella caratterizzazione ambientale e
paesistica del territorio e che sono fonte fondamentale del patrimonio culturale della
collettività attuale. In secondo luogo perché, nella maggior parte dei casi, le spinte
verso un cambiamento nelluso delle riserve disponibili in senso abusivistico e
speculativo, nell attuale società Post-industriale , sono così forti che, specie
in presenza di una situazione deficitaria nel quadro della pianificazione ambientale,
superano in breve tutte le barriere protezionistiche determinando trasformazioni improprie
ed irreversibili.
Invece è vero il contrario perché, proprio nelle aree industriali
dismesse, solo lintervento delluomo è in grado di correggere e in molti casi
di neutralizzare gli effetti di gravi alterazioni ambientali, ristabilendo gli equilibri
naturali, economici e sociali, in funzione di una corretta ed attuale utilizzazione.
Nel caso specifico dellarea della Stentata poi, a distanza di circa
30 anni dalla chiusura dellattività, sono presenti effetti residui derivanti
dallattività estrattiva e dal trattamento del minerale. Effetti che, come ben sanno
gli esperti, non è ipotizzabile vengano riassorbiti spontaneamente, ma necessitano di un
complesso processo di bonifica, basato sullutilizzazione per passi successivi di
varie tecnologie da sperimentare sul campo.
LA
COSTITUZIONE DI UN "PARCO MINERARIO"
La soluzione
proposta intende costituire un "Parco minerario", mediante il recupero e la
riorganizzazione delle risorse naturalistiche, ambientali ed architettoniche del
territorio e dellinsediamento minerario, al fine di predisporre alla realizzazione
di un Centro permanente per la ricerca storico-culturale ed ambientale. Il centro sarà
dotato di strutture di supporto scientifico ed operativo tipo la facoltà di geologia,
sociologia, storia contemporanea, ingegneria mineraria, ecc. e di altri organismi come il
Distretto Minerario di Bergamo. Questi dovrebbero consentire il potenziamento e la
corretta utilizzazione delle particolari valenze naturalistiche ed antropiche del sito,
utilizzandole al meglio nel quadro di una nuova dinamica di gestione che ne garantisca la
sopravvivenza nel tempo.
Esso agirà come unazienda dotata di autonomia imprenditoriale, atta
ad assicurare con i propri mezzi il progressivo incremento dei livelli occupazionali e
delle quote di reddito. La competitività delliniziativa sarà basata su
unofferta rigorosamente qualificata di servizi relativi alle tecnologie applicative,
alle metodiche di pianificazione e di gestione territoriale delle risorse ambientali e
culturali nonché su programmi ampiamente diversificati di formazione, educazione e
sensibilizzazione, rivolti a settori di utenza allargati oltre lambito nazionale e
regionale. Con ciò il Centro intende proporre anche allimprenditoria locale
prospettive di sviluppo che, in virtù delle fondamentali caratteristiche vocazionali
della Valle, portino alla costituzione di un polo di primaria importanza per gli studi e
lo scambio culturale. Le funzioni principali del parco Minerario riguardano i seguenti
campi dapplicazione: sviluppo delle conoscenze scientifiche di base; ricerca
applicata; tutela e incremento delle risorse ambientali comprensoriali; diffusione di
tecnologie innovative; supporto ed incremento nella realizzazione di tesi di laurea e
ricerche storiche, culturali, ecologiche ecc. sulla Valle; promozione
delloccupazione giovanile; sviluppo di un artigianato specifico del settore
minerario e mineralogico (souvenirs,ecc.); scuola della montagna; turismo specializzato,
stages e seminari didattici; nei campi estivi di lavoro e collaborazioni volontarie aperte
alla partecipazione di singoli o di gruppi associativi per campagne di sviluppo e
salvaguardia delle risorse naturalistiche ed ambientali della Valle, altre iniziative a
favore delloccupazione giovanile verranno intraprese attivando rapporti di, gestione
e convenzioni per le attività produttive, artigianali e commerciali, via via avviate dal
Centro.
LINEE DI SVILUPPO DEL
PROGETTO
La tipologia degli interventi riguarda: opere di
difesa e risanamento delle aree soggette a degrado naturalistico, idrogeologico e
paesaggistico; rifunzionalizzazione della rete infrastrutturale; predisposizione delle
attrezzature di supporto per la fruizione scientifica e turistica delle aree del Parco;
urbanizzazione e risanamento dei nuclei industriali e residenziali; restauro conservativo
e rifunzionalizzazione per finalità didattiche, museali e direzionali, di edifici di
interesse architettonico e archeologico-industriale; allestimento funzionale delle unità
operative; arredamento di base delle unità residenziali; riadattamento e allestimento
interno di varie gallerie in cui sviluppare il museo della miniera; riassetto della rete
sentieristica di collegamento fra i vari cantieri, dotandoli di spazi per la sosta e punti
di osservazione.
EDUCAZIONE E SENSIBILIZZAZIONE CULTURALE
Queste iniziative saranno destinate
essenzialmente ai ragazzi situati nella fascia detà della scuola dellobbligo,
nonché ad alcuni settori ben precisi di turismo specializzato. In riferimento alla scuola
si prevedono: visite scolastiche per classi di diverso ordine e grado; campi scuola
comprensivi di programmi di arricchimento culturale per gli studenti delle scuole
dellobbligo; soggiorni-vacanza per ragazzi in età scolare comprensivi di attività
ricreative, hobbistiche e di introduzione culturale, legate a vari temi; scambi culturali
nazionali ed internazionali.
In riferimento al turismo specializzato si prevedono: visite alle miniere
della zona ed escursioni in zone di interesse storico-culturale; manifestazioni artistiche
e folkloristiche, convegni ed iniziative culturali dedicate allambiente da proporre
in campo nazionale ed internazionale; scuola della montagna, cioè soggiorni di una
settimana, mirati ad avvicinare il turista, magari proveniente dalla città,
allambiente montano; corsi di arrampicata e di speleologia; passeggiate in
mountain-bike e a cavallo. Nozioni di mineralogia, botanica, topografia e faunistica.
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STORIA
La Valle di Scalve, posta nelle Prealpi Orobiche, fu in passato uno dei
principali poli minerari della Lombardia, grazie ai suoi giacimenti di SIDERITE (Carbonato di
Ferro). La vocazione mineraria di questa Valle rese
possibile l'insediamento antropico di genti conoscitrici dei metalli e, con alterne
vicende, l'economia del ferro ha accompagnato la cultura e la storia della gente di
Scalve. Lo storico Gabriele Rosa (1812-1897), scrivendo a Giambattista Grassi di
Schilpario, cultore di storia locale, scrive: "
da studi speciali da me fatti mi
viene dimostrato essere falso che i Longobardi pochissimi e alieni affatto d'ogni arte,
introdussero da noi lo scavo delle miniere, ma che non solo ai tempi di Plinio (24-79
d.c.) e prima si cavava rame e cadmio dalla Valle di Scalve, ma anche quel ferro donde si
facevano delle armi che si depositavano nell'arsenale di Clusone
".
Nel X secolo gli Scalvini, stando a documenti di carattere doganale,
commerciavano almeno 5 tonnellate di ferro all'anno. L'imperatore Enrico III privilegiò
gli scalvini per il commercio del ferro (anno 1047).
Il cosiddetto "acciaio di Milano" era ricavato col processo
del "basso fuoco", comunemente denominato "alla bergamasca o alla
bresciana" tenuto a lungo segretissimo dagli esperti che avevano disseminato i loro
forni nel ventaglio prealpino. Nel 1488 la Val di Scalve attua la legge mineraria
impartita dalla Serenissima Repubblica di Venezia.
1617: P. Celestino Colleoni nella sua "Historia quadripartita di
Bergomo et suo territorio" scrive: "La Valle è sterile, e non si fà che non
un raccolto di formento, segala, e scandella, o spelta, che non le basta per tre mesi. Fa
poi qualche poco di lino, e canape, massime verso Gromo. Ma a cotesta sterilità ha Dio
proveduto e rimediato primo con l'entrate dè monti, le quali tra publiche, o Communali, e
quelle dè privati possono rendere da trè milla scudi: secondo con l'abbondanza delle
miniere del ferro, che in questa Valle sono in tanta copia, e di tanta perfettione che
forse altrove non sa ne trovano simili: perchè quanto alla copia mantengono sei forni; e
quanto alla perfettione, non si possono fare armature ne lamere, se non con questa sorte
di ferro; overo con mistura di esso, e si chiama ferro di lignola."
Con l'avvento della polvere pirica (anno 1630 c.a.) le miniere di
Scalve aumentano la produzione di minerale. Nel 1800 vengono introdotti miglioramenti nel
funzionamento dei forni fusori sostituendo ai mantici le trombe eoliche.
Cesare Cantù pubblica nel 1856
la "Grande illustrazione del Lombardo - Veneto"
Nel 1936 le grandi società (FALCK-BREDA-ILVA) rilevano le concessioni
minerarie dei privati e iniziano uno sfruttamento intensivo dei giacimenti di ferro. Sino
alla primavera del 1950 il minerale viene fuso con carbone di legna nel forno di
DEZZO. Dopo questa data, l'attività del ferro
si limita solo all'estrazione e alla
torrefazione. Il
minerale viene inviato nei centri di fusione di Sesto S. Giovanni. Nella primavera del
1972 le miniere ferrifere scalvine cessano ogni attività.
A partire dagli anni '50, lo sfruttamento di tutte le
miniere italiane, ed in particolare di quelle lombarde, subisce una repentina crisi,
dovuta soprattutto alla globalizzazione del mercato e quindi alla concorrenza dei mercati
esteri. Dagli enormi giacimenti a cielo aperto di regioni d'oltremare, il minerale viene
tradotto in Europa a prezzi concorrenziali, tali da rendere antieconomica l'estrazione
locale. Negli anni '70 quindi cessa definitivamente la secolare e prevalente attività
degli scalvini: alcuni di essi sono costretti ad una forzata emigrazione; altri,
con tenace intraprendenza hanno attuato una graduale "riconversione" produttiva:
attualmente, in alcune pertinenze minerarie sono localizzate fiorenti attività
industriali.
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